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UMANESIMO TECNOLOGICO E ISTRUZIONE TECNICA

Nel suo libro “Umanesimo tecnologico e istruzione tecnica”, Claudio Gentili, Direttore dell’Education di Confindustria, affronta un tema particolarmente delicato e controverso nel quadro della cultura del nostro Paese, avvalendosi della sua lunga esperienza nell’ambito del sistema di rappresentanza delle imprese: l’identità dell’Istruzione Tecnica, del suo passato e del suo futuro, dove “sapere” e “saper fare” si intrecciano strettamente per costruire conoscenze e competenze professionalizzanti.
Negli Istituti Tecnici si coltiva e si sviluppa quell’umanesimo tecnologico, che sul piano pedagogico ha la stessa dignità dell'umanesimo scientifico e di quello let­terario e che costituisce la struttura portante delle imprese italiane, sia nelle sue professionalità intermedie, sia in quei profili professionali che richiedono il proseguimento negli studi universitari.
Il testo sottolinea l’importanza teorica e pratica dell’Istruzione Tecnica proponendo saggi e studi di grande interesse volti ad evidenziare un necessario ripensamento dell’Istruzione Tecnica e un ricollocamento del suo asse pedagogico nell’ambito del filone dell’umanesimo tecnologico.
Quando si riflette sui rapporti complessi tra uomo e tecnologia, e in particolare sui problemi provocati dalla tecnologia, ci si appoggia spesso sulla tacita ipotesi che l’uomo e la tecnologia siano due entità distinte e separate e, inoltre, che se oggi la tecnologia si evolve con grande rapidità, l’evoluzione dell’uomo viceversa sia lentissima o addirittura ferma. La distinzione tra uomo e tecno­logia in realtà non è netta come spesso si ritiene, perché la tecnologia concorre, oggi, a formare strutturalmente l’esistere dell’uomo; inoltre, l’evoluzione del­la tecnologia contribuisce potentemente all’evoluzione dell’uomo, anzi è diventata l’evoluzione dell’uomo.
Il volume prende in esame il ruolo rilevante assunto dalla tecnologia, dalla tecnica e dalla scienza nella  complessa dinamica evolutiva degli scenari sociali del ventunesimo secolo. I tre concetti, pur essendo distinti tra di loro, si sostengono vicendevolmente attraverso complesse e articolate interazioni, influenzando in modo significativo l’uno l’evoluzione dell’altro.
Oggi “tecnologia” indica la ricerca delle soluzioni per problemi pratici legati alla produzione industriale e coinvolge numerose discipline. Le tecnologie informatiche, ad esempio, rappresentano le applicazioni industriali della, della , dell’elettronica, delle comunicazioni, che permettono di creare per il calcolo automatico. Tuttavia nell’uso comune dei termini, si incontra spesso il termine “tecnologia” usato come sinonimo di “tecnica”. Occorre precisare che quest’ultimo condivide con “tecnologia” il significato di applicazione industriale di una scienza, ma la “tecnologia” permette di creare le macchine applicando i principi delle scienze pure, mentre la “tecnica” ne descrive il funzionamento. 
La rilevanza della stessa scienza per il genere umano e per la società è percepita dagli individui attraverso la tecnologia, che, però, non è scienza, così come la scienza non è tecnologia. Quest’ultima oggi si esprime piuttosto come la totalità di mezzi e delle risorse impiegate dagli individui per realizzare altre risorse materiali per la sussistenza e il benessere del genere umano.
La tecnologia, come la stessa evoluzione delle civiltà dimostra,  può incidere profondamente e velocemente sulla vita degli individui e sullo sviluppo dell’economia e della società. 
L’analisi del contesto tecnologico degli ultimi cento anni evidenzia, oltre alla naturale particolarizzazione delle competenze, una accelerazione enorme in termini di crescita del peso dei  fattori interdisciplinari che stanno rivoluzionando gli stessi processi di sviluppo tecnologico. Le competenze dei singoli tendono sempre più a verticalizzarsi in termini di specializzazione tecnologica, ma, nel contempo, per favorire l’inserimento di ciascun soggetto in una squadra operativa e nell’organizzazione stessa dell’impresa,  devono crescere anche le competenze relazionali, economiche e di contesto.
Un’interessante rappresentazione può essere offerta proprio dall’ingegneria che, nella riconosciuta funzione di strumento atto a soddisfare le esigenze tecnologiche del sistema produttivo, nel corso dell’ultimo secolo ha adeguato i propri paradigmi adattandoli all’evoluzione della stessa tecnologia e assumendo inoltre il ruolo di artefice e promotrice degli ulteriori sviluppi scientifico-tecnologici.
La complessità degli scenari tecnologici ha reso impraticabile lo sviluppo di un unico impianto formativo rendendo indispensabile nell’ingegneria la definizione di figure professionali ad elevato tasso di specializzazione, ciò per consentire il raggiungimento degli obiettivi professionali sostenibili in un periodo formativo adeguato. Tale esigenza si è manifestata in modo equivalente in tutti i paesi ad elevato tasso di industrializzazione ed è la diretta conseguenza del fatto che ogni contesto tecnologico-professionale ha sviluppato necessariamente propri paradigmi metodologici, funzionali, strutturali, ontologici e formali. Un esempio significativo nel settore dell’informazione è dato dall’elettronica e dall’informatica: ciascuna delle due aree tecnologiche può differenziarsi ulteriormente in funzione del profilo professionale. Nel caso dell’elettronica infatti i profili si differenziano in modo significativo se la specializzazione è in elettronica circuitale piuttosto che in campi elettromagnetici e antenne, altrettanto accade nell’informatica a seconda che il profilo sia definito per il software di base piuttosto che per il software applicativo.
Il testo sottolinea come il sistema della formazione debba rispondere ai diversi livelli di qualificazione delle risorse umane utili da un lato a promuovere nuovi paradigmi scientifici, dall’altro a sviluppare nuove tecnologie e predisporre l’applicazione di queste ai prodotti e ai processi di produzione.
Il volume, cui hanno collaborato specialisti, presidi e pedagogisti, esamina le teorie pedagogiche collegate all’umanesimo tecnologico (da Gardner a Morin a Schwartz), individua le esigenze formative dei giovani nella società di oggi e riporta le testimonianze di alcuni tra i più prestigiosi rappresentanti della cultura imprenditoriale italiana (da Andrea Pininfarina a Federico Motta, da Innocenzo Cipolletta a Silvio Fortuna fino a Gianfelice Rocca). Tali interventi, raccolti dalla stampa quotidiana, costituiscono una conferma dell’evidente interesse del mondo dell’impresa per gli Istituti Tecnici e della significativa e più ampia alleanza tra Scuola e Impresa.
Il volume dedica inoltre un’intera parte alla descrizione di alcune importanti esperienze di collaborazione tra Istituti Tecnici e Imprese. In questa sezione vengono presentati diversi casi eccellenti attraverso la descrizione di alcune “grandi firme” dell’imprenditoria italiana (dalla Ferrari alla Barilla, da Max Mara a Guzzi, da Zegna a Danieli) affiancate dagli Istituti Tecnici e Professionali che ne alimentano il funzionamento competitivo.
Viene così data voce ai più prestigiosi Istituti Tecnici italiani (dal Rossi di Vicenza all'Avogadro di Torino, dall'Aldini Valeriani di Bologna al Malignani di Udine, dal Ferraris di Verona al Q. Sella di Biella e al Montani di Fermo), senza trascurare Istituti Professionali come il Ferrari di Maranello, tutti significativi esempi di quel concetto di Scuola che è in grado di riconvertirsi didatticamente e adattarsi alle trasformazioni del mercato. Particolare attenzione è poi dedicata ai Poli Formativi Tecnologici, un’importante novità nel panorama della formazione e una valida occasione per riqualificare concretamente il sistema di istruzione e formazione professionale (dal Polo Formativo di Milano e di Bergamo al Polo Tecnologico di Brescia, dai distretti formativi del Veneto al distretto industriale di Prato).
Ampio spazio viene infine riservato alla documentazione sui dati più significativi relativi all’Istruzione Tecnica e ai documenti che hanno accompagnato la difesa dell’identità degli Istituti Tecnici.
Il volume si rivela quindi una guida preziosa per dirigenti scolastici, insegnanti referenti per l'orien­tamento e responsabili dei rapporti con il territorio, specialisti di formazione, studenti dell'istruzione tecnica e professionale; fornisce indicazioni utili per la progettazione didattica e dà risposte efficaci per la costruzione della nuova identità dell'Istruzione Tecnica e Professionale, la definizione del piano dell'offerta formativa e l'organizzazione di una strategia di relazioni esterne del­la scuola dell'autonomia.

Fonte: Nucleo Education Confindustria